VOTA IL RISTORANTE PREFERITO

Cari Amici del Club Magnar Ben, dal 25 maggio 2006 potrete inziare a votare il vostro ristorante preferito della Community Magnar Ben edizione 2006.

Vi ricordo che per votare dovrete inserire la vostra e-mail, partecipando così all’estrazione dei fantastici premi dedicati esclusivamente a voi associati.
Il 15 ottobre 2006 si chiuderanno ufficialmente le votazioni. Il giorno 20 ottobre 2006 verranno estratti i premi ed entro il 30 ottobre vi comunicheremo i vincitori.

Auguro a tutti una votazione da veri Gourmet!

Maurizio Potocnik
Presidente Club Magnar Ben
Una segnalazione degna di nota.
Un ristoratore del nostro circuito ci ha inviato questa lettera. Ci sembra bello farla leggere anche a voi soprattutto perché, quello che viene espresso è in piena sintonia con la filosofia del Magnar Ben.

LA TRADIZIONE ENOGASTRONOMICA VENETA VISTA ATTRAVERSO IL CALENDARIO LITURGICO.

Sono un cuoco. Lavoro in un ristorantino di Mestre. La Redazione di Gente Veneta ha accettato una mia collaborazione: curare una rubrica sul rapporto tra festività nell’anno e cibo.
Ogni cibo infatti si lega a un particolare momento delle stagioni e dell’anno liturgico.
Ne sono onorato, perché già nel nome del settimanale trovo consonanza con quanto faccio quotidianamente: offrire ai clienti piatti legati alla cultura della nostra terra. Cibi a volte desueti e riscoperti, cibi che devono ritrovare la più appropriata collocazione nei periodi dell’anno, in cui un tempo erano consumati.

Questo impegno che mi assumo non è cosa da poco, ne sono cosciente. So anche però che esso sta diventando un’esigenza espressa sia su quotidiani sia attraverso specifiche pubblicazioni dedicate al cibo e alle tradizioni.
A queste poche esperienze già in atto e ad altre analoghe che si stanno facendo strada, io cerco di unire la pratica: l'esperienza che mi viene quotidianamente dal mio lavoro.

Mangiare a Venezia è come assaporarne la storia, perché la nostra gastronomia, sia per gli avvenimenti storico-politici, basti pensare alle ali della Serenissima Repubblica, sia per le condizioni economiche e territoriali con la straordinaria accelerazione dell’ultimo trentennio, senza dubbio ne è stata fortemente influenzata. Quasi ogni giorno come chef mi trovo però ad osservare, sopratutto nei giovani avventori, la scomparsa della conoscenza dei propri piatti regionali.

Allora mi chiedo, all’alba del terzo millennio, che senso ha parlare di recupero della tradizione o scrivere di un mondo quasi scomparso, come quello contadino e di un ritorno alle origini ed alla territorialità, quando travolti da industrializzazione e globalizzazione, con protagoniste le grandi catene internazionali di smistamento dei prodotti alimentari e dai problemi di costi, assistiamo anche nella media ristorazione, costretta a dipendere dalle reti di distribuzione di prodotti preconfezionati o congelati, ad un generale appiattimento dell’offerta.

A tutto ciò, si aggiungono la diversa concezione del tempo, le mescolanze etniche, gli imperversanti modelli multimediali, la mancanza di una trasmissione culturale orale ed una diffusa ignoranza dei contenuti della fede e dei valori socio-morali, che non possono far altro che contribuire alla perdita della conoscenza del proprio territorio e delle proprie origini e quasi a non avere una sorta di memoria familiare del cibo.
La vita di ogni uomo è segnata dallo scorrere dei giorni, delle settimane, dei mesi e degli anni, quali unità di tempo.

In meno di un secolo, si è passati dalla fame alla sazietà, dall’ansia di non avere il necessario quotidiano, alla richiesta di cibi sempre nuovi e ora, dopo un periodo di sbandamento, viene da alcuni riproposta la voglia di pietanze tipiche, capaci di soddisfare la propria identità, perché una civiltà va in fumo se trascura di perservare ogni occasione per rinnovare il senso di appartenenza, facendone partecipi i più giovani e gli adulti, gli autoctoni e i nuovi arrivati.
Il gusto diviene anche sapere e proprio per questo è necessario conoscere a fondo quanto la nostra tradizione custodisce.

Fino a meno di trenta anni fa, il calendario dava consigli in anticipo su come comportarsi, come sfruttare con sapienza le terre e le acque, comprese le piogge. La ritualità religiosa entrava nella vita dell’uomo e anche l’agricoltura era aricchita da semplici simbologie, come per esempio le croci di frasche messe sugli alberi per proteggere i raccolti da influssi negativi e dalle grandinate estive, o la benedizione degli animali nel sagrato delle chiese.
Non potremmo quindi anche oggi, seguendo un calendario, quello liturgico, cercare una sorta di guida per ritrovare noi stessi e le nostre tradizioni?
Il cuore e centro dell’anno liturgico è il mistero pasquale della passione, morte, rissurrezione e ascensione di Cristo, quindi tutto il “Santissimo Triduo del Signore Crocefisso, sepolto e Risorto”.
(Agostino, Epist. 55,24 : CSEL 34/2, 195)

Le feste esistono fino dall’inizio dell’umanità e per quanto modi e occasioni siano diversi, pur sempre si tratta di dare espressione alla celebrazione di eventi degni di essere commemorati e interpretati attraverso la fede.

Piero - Ristorante Il Calderon - Mestre
Piazzale F. Crispi, 9 - 30173 Mestre (Ve)
Tel. e Fax 041.5349216
ilcalderon@libero.it
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